È ancora possibile scrivere fantasy?

4 pensieri su “È ancora possibile scrivere fantasy?”

  1. Considerando tutte le pubblicazioni che si possono inserire in quel filone credo che sia ancora più che possibile scrivere fantasy. Quanto allo scrivere del BUON fantasy. beh, là sunt leones.
    Ricordo di essere stato introdotto al mondo del fantasy da “La foresta dei Mitago”, di Robert Holdstock. Ecco, quando cito questa opera di solito la gente risponde “E’ come il trono di spade???” con espressione da cerebroleso irrecuperabile.
    Un tempo vivevano i giganti, ma i nani di oggi non si egono sulle loro spalle per vedere più lontano… essi, piuttosto, frugano tra le loro ceneri per rubare qualche osso da rosicchiare.

    Ogni volta che entro in libreria vedo una pletora di “nuovi talenti” e “casi letterari dell’anno”, e mi viene automatico da ripetere con Dyson: “Oh no! Not another fucking elf!” (Hugo Dyson durante una lettura di Tolkien nel circolo degli Inklings).

  2. Salve a tutti,
    Non ho potuto fare a meno di sentirmi “chiamato in causa” da questo articolo: mi annovero tra le nuove leve che sono state citate, essendo un self-publisher che a breve darà alle stampe digitali la sua prima prova nel grande ambiente fantasy. Condivido la maggior parte di quello che è stato scritto, in particolare le considerazioni sulla mancanza di fantasia, sulle radici comuni della maggior parte dei fantasy contemporanei e soprattutto sulla totale scarsità di mezzi intellettuali di chi di solito si cimenta e, ahinoi, spesso anche di chi riesce a “sfondare”.
    Il problema è un serpente che si morde la coda, in quanto le soluzioni che permetterebbero una reale innovazione del genere, ovvero più fantasia e rottura dei canoni classici, sono proprio le problematiche evidenziate. Condivido quindi anche l’opinione di chi commenta prima di me, ovvero che la soluzione sia tornare a dei buoni libri fantasy, delle storie che presentino la loro originalità, nella tematica e nello stile di scrittura; il fantasy è uno dei filoni che concedono più libertà agli autori, ma le ombre dei grandissimi del passato spesso incutono “soggezione” a chi si affaccia alla scrittura, forse facendogli temere di non poter ottenere consensi e lettori se non si rifà ai canoni dei maestri.
    Io, nel mio piccolo, ho cercato originalità e coerenza interna per la mia storia, nel contempo assicurandomi la qualità del prodotto grazie al lavoro di professionisti di mia fiducia, ma mi rendo conto che non molti intraprendono lo stesso cammino; naturalmente il tempo e i lettori che arriveranno potranno dire se ho avuto successo o meno, ma mi sento di dire che spero di vedere l’aumentare di simili iniziative… prima o poi qualcuno scardinerà questo sistema di Elfi, Nani e Draghi; oppure, cosa che vedrei ugualmente di buon occhio, semplicemente troverà qualcosa di originale da scrivere.
    Iacopo Cavicchini (varcandoilportale.com)

  3. Innanzitutto ringrazio per i commenti seri ed educati. Dovrebbe essere una banalità, ma sui social ci si limita spesso a rispondere al “titolo” dell’articolo o senza averne colto il fine, limitandosi a respingere a occhi chiusi ogni accusa.
    Vi rispondo in unico commento, visto che i vostri due interventi, Francesco e Iacopo, si amalgamano bene.

    L’intento dell’articolo era – ovviamente – provocatorio. Come lo era quello di Montale, quando – nel momento di ricevere un Nobel per la poesia – pronuncia il discorso: “È ancora possibile la poesia?”. È ovvio che sia ancora possibile scrivere fantasy, come qualunque altro genere. Ma il mio “possibile” stava a sottendere un senso più ampio, era un “ha senso farlo così”?

    E la mia risposta, lo si vede a fine articolo, è no, non ha senso scrivere un fantasy così, che è ben diverso dal generale “non ha senso scrivere fantasy”. Limitare l’elemento sine-qua-non del genere, la fantasia, per i motivi più disparati (da quelli elencati alla semplice volontà di inserirsi in una moda) significa uccidere il fantasy e deturparne il cadavere. Questo genere ha una capacità unica, quella di aprire alle possibilità infinite (o quasi) dell’immaginario umano, ma non viene sfruttata: si cristallizza in forme pre-ordinate in scatole etichettate e va avanti in questo modo.
    È naturale che ci siano eccezioni. Sia nella grande editoria che nella piccola, ma è innegabile che il filone principale resti sostanzialmente quello.

    Ritengo che il fantasy debba avere “nessuna limitazione come limitazione”, come scriveva Bruce Lee nel suo libro sul Jeet Kune Do. Invece il genere si formalizza, epoca dopo epoca, moda dopo moda, in identità statiche: il fantasy classico, lo S&S, il paranormal romance, ecc, e invece di guardare a fantasie future, nuove, guarda a quelle passate create da altri con capacità immaginifiche forse maggiori delle nostre.

    Allora: è ancora possibile scrivere fantasy? Se per fantasy si intende quello che io intendo, non ne vedo in giro (se non in rare eccezioni). Si auspica una rinascita a raggiera dei singoli autori, senza più padri fondatori. Se per fantasy si intende il mero criterio categorizzante di tutto ciò che non è “reale”, allora sì, certo. Ma se questo è il concetto di fantasy, allora non vale nemmeno la pena parlarne.

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