La percezione del fantasy in Italia

4 pensieri su “La percezione del fantasy in Italia”

  1. Splendido secondo articolo che ho trovato su questa rivista.
    Che dire? Al momento tra i miei progetti di scrittura c’è proprio una storia del fantasy, e mi sto rendendo conto della complessità che c’è dietro a questo mondo, come rimandi culturali e metafore sociali, in fondo si parte dal Omero e dalle fiabe. Il disprezzo per la letteratura di genere in Italia è sovrano, purtroppo c’è ancora l’idea che certe cose siano mero divertimento e non degne di studio. Stesso discorso con i fumetti.

    1. Grazie!
      Purtroppo è un lascito delle idee del primo Croce, che però lui stesso abiurò successivamente. Ed è per questo che l’Italia è così indietro nel campo della Narrativa di genere, ed è per questo che sforniamo romanzi indecenti che nessuno sa come, quando e perché criticare o elogiare (le tecniche narrative riguardano la Narrativa, non la Literary Fiction). E mentre noi rimaniamo indietro, il mondo va avanti. Inoltre, se da un lato è sciocco disprezzare la narrativa d’evasione o d’intrattenimento (che hanno un loro valore artistico), dall’altro bisogna essere ciechi per non capire le potenzialità allegoriche (e quindi di denuncia socio-politica e impegno filosofico) della Narrativa Fantastica. E bisogna essere sciocchi anche per non capire che l’essere “obliqui” e quasi subliminali ha, se supportato da uno stile trasparente, effetti retorici ben più persuasivi e devastanti dell’essere espliciti o comunque diretti (cosa che, tra l’altro, spesso porta alla banalità e/o alla noia).

      Spero di non essere stato tedioso con le mie risposte.
      In bocca al lupo per i tuoi progetti di scrittura che, mi auspico, potremo leggere presto. Ciao!

  2. Vorrei aggiungere un’altra cosa: c’è anche un pregiudizio da parte dei lettori di fantascienza verso il fantasy, che viene considerato, a torto, un genere fascista. Lo so perché sono reduce da un’esperienza fallimentare di aver cercato di convincere ad introdurre una sezione sul fantasy in un museo che si doveva occupare di fantastico e in realtà segue solo la fantascienza (molto vetero, tra l’altro), per cui ho fatto i conti con queste chiusure di mentalità.

    1. Affermare che il Fantasy sia un genere fascista è stupido.
      Come può un intero genere, tra l’altro ricco di sottogeneri diversissimi tra loro, avere un colore politico? Fantasy = elementi fantastici non spiegati in modo scientifico o psedo tale. Gli elementi politici possono esserci come non esserci, ma dipende da romanzo a romanzo; anche andando a guardare i singoli sottogeneri è difficile trovare un humus politico comune. Tentare di dare un colore politico a un genere è sciocco, tant’è che esistono anche romanzi sci-fi di destra e romanzi fantasy di sinistra. Se poi si guarda agli autori, in realtà il fantasy è un genere pieno zeppo di scrittori di sinistra e pure politicamente impegnati (Miéville, Pullman, Evangelisti…).
      Inoltre, la narrativa (tutta, non solo quella fantastica) in primis racconta una storia e cerca di immergerci il lettore come in una sorta di realtà virtuale. Le eventuali tematiche socio-politiche, filosofiche, psicologiche o religiose sono (o dovrebbero essere) una naturale conseguenza della trama, nulla di più e nulla di meno. Non è l’autore a portarci a certe riflessioni, ma la storia e, soprattutto, il filtro del personaggio-pov. Se poi questo filtro è molto profondo, il personaggio-pov può andare oltre il semplice “invogliare a riflettere” per arrivare al “persuadere il lettore convincendolo di determinate cose”. Questo è legato alla moralità in narrativa: convincere il lettore che una cosa sia giusta per poi sbattergli in faccia le conseguenze. In fondo la narrativa non è altro che la più raffinata tecnica retorica, ma non bisogna dimenticarsi che esiste anche la narrativa di puro intrattenimento e che questa ha una sua dignità artistica (la Bizarro fiction in primis). Tra l’altro gestire le tematiche socio-politiche e filosofiche è molto difficile in quanto, se non si ha una buona preparazione tecnica, si rischia di perdersi in infodump e in intromissioni di un narratore che sale in cattedra e vuole insegnare qualcosa. Nulla di più sbagliato e fastidioso! Il romanzo deve limitarsi a mostrare determinati dettagli scelti dal narratore implicito basandosi sul filtro del POV, poi sarà il lettore a rifletterci su e a farsi una sua personale idea (magari influenzata da quella del personaggio-pov, se espressa in modo molto naturale per tempi e modi e se si è creato un legame empatico tra lui e il lettore).

      La narrativa contemporanea si avvale del narratore implicito, non di quello esplicito, quindi è il filtro del POV a dare un’eventuale direzione politica alla storia. È vero che è l’autore a scegliere il personaggio-pov, il tema e la premise, ma è anche vero che queste possono non corrispondere al pensiero dell’autore reale; infatti, il potere retorico della narrativa sta proprio nell’immergere il lettore nella testa di qualcun altro, nel fargli vedere la realtà del romanzo attraverso un filtro specifico.
      Anton Čechov fu accusato sia di essere comunista sia di essere fascista, ma in realtà lui non era nessuna delle due cose, semmai i suoi personaggi lo erano. E chi dice che i suoi personaggi debbano per forza corrispondere al suo pensiero? Orson S. Card è notoriamente omofobo, ma questo in “Ender’s Game” non si nota, per fortuna. L’autrice di “Twilight” si era posta come obiettivo retorico il far fare sesso alle sue lettrici solo dopo il matrimonio. Ha fallito, sì, ma stavolta il romanzo è in linea col pensiero dell’autore. Stavolta, ma chi dice che debba esserlo sempre? La Critica Nuova anglosassone si è interrogata su tutto ciò e ha iniziato a valutare i singoli romanzi, indipendentemente dall’autore. E in fondo i romanzi dovrebbero parlare da soli di se stessi, non ci dovrebbe essere bisogno di tirare in mezzo anche gli autori. È lo stesso principio per cui un attore che interpreta un serial killer non deve necessariamente esserlo a sua volta. Perché il fantasy dovrebbe essere un’eccezione? Perché i romanzi fantasy dovrebbero avere tutti lo stesso colore politico? Non c’è nulla di logico o razionale in ciò, si tratta solo di idee basate su ignoranza e luoghi comuni. Magari chi ha sputato certe sentenze non è andato oltre a “Il Signore degli Anelli”, che comunque non è esattamente fascista.

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